Sant’Ippolito e Castel Leone visti dal drone · video verticale
Come arrivare: da Merano si scende a Lana e si sale lungo la strada del Passo Palade (SS238). Subito dopo la galleria di Narano c’è il parcheggio, da cui il sentiero n. 5 porta in circa 45 minuti a Sant’Ippolito.Schema indicativo, non in scala.
🚁 Tra una ricetta e l’altra si vola
Terzo volo della nostra rubrica: questa volta il drone si alza sopra Lana, sull’altopiano di Tesimo, per girare attorno a una delle chiesette più fotografate dell’Alto Adige. Bianca, piccola, appoggiata sulla roccia in cima a un colle, con la valle dell’Adige stesa ai suoi piedi come una scacchiera di meleti: è Sant’Ippolito, sopra la frazione di Narano.
Un colle abitato da seimila anni
Il colle di Sant’Ippolito, a circa 760 metri, è uno dei luoghi abitati più antichi dell’Alto Adige. Gli scavi hanno restituito punte di freccia, lame e macine in pietra che raccontano un insediamento già nel IV millennio avanti Cristo, cioè circa seimila anni fa. La frequentazione continuò fino all’età del Bronzo, e gli archeologi hanno individuato sulla sommità anche le tracce di un antico luogo di culto, forse un rogo votivo. Non stupisce che ancora oggi in molti lo considerino un “luogo di energia”: già i primi abitanti della valle avevano scelto questa cima.
La chiesetta “del cattivo segno”
La chiesa compare nei documenti nel 1288, ma è certamente più antica: parte dei muri della navata e la piccola abside semicircolare sono romanici. In epoca gotica fu ricostruita, e risalgono a quel periodo le strette finestre ogivali e il portale a sesto acuto con il rosone. Il campanile fu aggiunto solo alla fine del Seicento: un ex voto del 1679 mostra ancora la chiesa senza torre. La campana, fusa nel 1566, è la più antica della parrocchia, mentre la volta a botte della navata fu realizzata nel 1762.
Sant’Ippolito è il patrono che protegge dal maltempo, e un tempo il sagrestano saliva a suonare le campane all’arrivo dei temporali. Secondo la tradizione, sei sagrestani morirono colpiti dal fulmine: per questo la chiesetta è chiamata anche “Zum bösen Segen”, la chiesa della cattiva benedizione. Oggi è aperta solo in poche occasioni, soprattutto per la festa del santo, il 13 agosto; il colle invece si può visitare liberamente tutto l’anno.
Il palco reale del Burgraviato e Castel Leone
Dalla cima lo sguardo spazia dal Gruppo di Tessa fino a Bolzano, e si dice che da qui si contino venti paesi e quaranta castelli: non a caso il colle è chiamato “il palco reale del Burgraviato”. Il drone lo conferma: sotto si allarga la piana di Lana con i suoi meleti a perdita d’occhio, e nella valle, tra i boschi, spuntano le due torri di Castel Leone.
Il drone ci si avvicina nella seconda parte del video. Castel Leone (Leonburg) sorge su uno sperone sopra Lana, lungo la strada per il Passo Palade, la via che collega Merano alla Val di Non: una posizione strategica che spiega la sua importanza nel Medioevo. Fu costruito intorno al 1200 dai conti di Brandis ed è una fortezza compatta con due alte torri di tre piani e un palazzo residenziale. Nel Duecento fu danneggiato da un incendio e finì nelle mire di Mainardo II di Tirolo: i Brandis, dopo un primo assalto, preferirono consegnargli le chiavi, e il castello passò ai conti di Tirolo-Gorizia. Tornò ai Brandis tra il 1461 e il 1463, e da allora non l’hanno più lasciato: ancora oggi è della stessa famiglia, un caso raro tra i castelli altoatesini, ed è forse per questo che ha conservato quasi intatto il suo aspetto medievale. È una proprietà privata e non si visita.
Come arrivarci
Si lascia l’auto nel piccolo parcheggio subito dopo la galleria sulla strada che da Lana sale verso il Passo Palade, nei pressi di Narano (la fermata dell’autobus è a pochi passi). Da qui un sentiero nel bosco, il numero 5, sale dolcemente in circa tre quarti d’ora, accompagnato dalle stazioni in bronzo di un percorso dedicato al Rosario e a papa Giovanni Paolo II. Poco prima della cima c’è anche un locale tipico dove fermarsi.
Buona visione, e alla prossima ricetta. O al prossimo volo.
















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