🚁 Tra una ricetta e l’altra si vola
Secondo volo della nostra rubrica, e questa volta non andiamo lontano: siamo sopra Tirolo, il paese che guarda Merano dall’alto. Il drone parte tra i meleti, sorvola Castel d’Aura, un castello che pochi conoscono, e arriva a un edificio enorme, con cupola e campanile, che chiunque passi da queste parti ha notato almeno una volta chiedendosi che cosa fosse: il vecchio Seminario, chiuso e abbandonato da più di vent’anni.

Castel d’Aura, il castello in fondo alla strada del Seminario
Castel d’Aura, in tedesco Schloss Auer, si trova a nord-ovest del centro di Tirolo, a circa 650 metri, all’imbocco della Val di Sopranes. Più che una fortezza è una residenza nobiliare appena fortificata: sorge su un pendio dolce, senza grandi difese naturali, ed è un insieme compatto di edifici attorno a un piccolo cortile, con una cinta muraria merlata e senza mastio.
Il castello fu costruito probabilmente alla fine del Duecento come sede di ministeriali, i funzionari al servizio dei conti del Tirolo. Gli Auer, che gli hanno dato il nome, compaiono già nel 1217; il membro più illustre della famiglia, Matthäus an der Gassen, divenne nel 1336 principe vescovo di Bressanone. Nel 1468 il duca Sigismondo tolse il feudo agli Auer e lo affidò ai Botsch, famiglia di origine fiorentina stabilitasi a Bolzano, che nel Cinquecento trasformò il vecchio castello in una dimora confortevole, con logge sul cortile e una sala affrescata con gli stemmi di famiglia. Nel 1637 passò agli Stachelburg (gli stessi che ritroviamo a Castel Goiano, nel nostro primo volo) e nel 1917 ai conti Khuen-Belasi, che ancora oggi lo abitano e lo curano. È una proprietà privata e non si visita: anche qui, il modo più rispettoso per ammirarlo è da lontano, o dall’alto.
Una passeggiata da non perdere. Da Tirolo si arriva a Castel d’Aura con una bella camminata tra i meleti, salendo lungo la strada del Seminario. Dal castello si può poi proseguire su un sentiero abbastanza facile che attraversa la valle, scende al ponte sul rio Sopranes e sbuca infine a Caines, proprio davanti al museo dei trattori del maso Ungerichthof: un’escursione adatta anche alle famiglie, con i trattori d’epoca come premio finale per i più piccoli.
Castel d’Aura e l’ex Seminario Johanneum di Tirolo visti dal drone
La chiesa di San Maurizio e San Corbiniano a Caines, all’arrivo del sentiero · video verticale
All’arrivo del sentiero: la chiesa di Caines. Chi percorre a piedi il sentiero da Castel d’Aura sbuca a Caines proprio accanto alla chiesa parrocchiale dei Santi Maurizio e Corbiniano, che il drone ci mostra da vicino con il suo slanciato campanile in pietra dalla cuspide rossa, circondato da meleti e vigneti. È un luogo antichissimo: con ogni probabilità una chiesa sorgeva qui già nell’VIII secolo. Nel XII secolo fu rinnovata in stile romanico e nel Quattrocento le fu aggiunto un coro gotico con volta a rete e finestre ad arco acuto; la volta a botte della navata risale al 1615-16, mentre l’ampliamento verso ovest è della metà dell’Ottocento. Sulla parete sud si conservano affreschi della fine del Trecento. La dedica a San Corbiniano ricorda il vescovo di Frisinga, morto intorno al 730, che fu sepolto nella zona di Merano prima che le sue spoglie venissero traslate a Frisinga nel 769.
Il Seminario: il gigante addormentato sopra Merano
Il grande complesso che domina i meleti è l’ex Johanneum, per tutti semplicemente “il Seminario”. La sua storia comincia nel 1928, quando il vescovo di Trento Celestino Endrici aprì qui un seminario minore di lingua tedesca, in anni in cui il fascismo aveva vietato le scuole in tedesco. La sede era il St.-Fidelis-Haus, costruito all’inizio del Novecento dai Cappuccini come casa per bambini, e la scuola prese il nome dal Johanneum di Bolzano, il collegio fondato nel 1840 dal vescovo Johann Nepomuk von Tschiderer per formare i futuri sacerdoti.
Per decenni il Seminario fu una piccola città: la chiesa con il campanile a cipolla e la cupola di rame, l’ala dei professori, la palestra, il campo sportivo, il refettorio, perfino un teatro. Nel 1968 la scuola ottenne il pieno riconoscimento statale e nell’anno scolastico 1968/69 contava 206 studenti. Poi le iscrizioni calarono: nel 1997 la diocesi decise di chiudere il ginnasio, e il 30 giugno 2001 chiuse anche il convitto, dopo oltre settant’anni di vita a Tirolo.
Da allora il complesso è rimasto in gran parte vuoto. Un progetto di trasformazione in residenza per anziani, avviato una quindicina di anni fa, non è mai stato completato, e il drone lo mostra senza filtri: tetti sfondati, solai a vista, alberelli che crescono sui cornicioni dell’ala dei professori. Eppure, visto dall’alto, con la sua cupola verde e il campanile affacciati sulla conca di Merano, conserva un fascino malinconico che difficilmente lascia indifferenti.
Il territorio: tra meleti e montagne
Il volo racconta bene il paesaggio di Tirolo: i filari dei meleti coperti dalle reti antigrandine che scendono a terrazze verso Merano, le case sparse tra i frutteti, i boschi che salgono verso il Gruppo di Tessa. Sullo sfondo si apre tutta la Val d’Adige, con la città adagiata sul fondovalle. Un paesaggio che vediamo ogni giorno, ma che dall’alto sembra un’altra cosa.
Buona visione, e alla prossima ricetta. O al prossimo volo.
















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